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San Francesco patrono d’Italia

Francesco, uomo del nostro tempo

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da Alic838001-psc

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Francesco, durante il corso della sua vita, aveva raggiunto  uno stato di pace interiore , cioè una forma d’imperturbabilità o impassibilità spirituale, che da una parte lo preservava o lo distoglieva dal coinvolgimento nelle vicende sociali e dall’altra gli consentiva di trovarsi in una comunione stabile e costante con le realtà celesti, essendo ormai diventato superiore o indifferente rispetto a quelle umane.

Francesco fu uomo coraggioso, combattivo e impulsivo, tratti del carattere  uniti a un’indole estroversa e comunicativa che non perse dopo la sua conversione.

La pace per Francesco è e resta un dono celeste, e tuttavia la sua accoglienza e la sua messa a frutto presuppongono la “buona volontà”, cioè la libertà dell’uomo.

Egli insegnava ai suoi frati a salutare le persone dicendo “Il Signore ti dia la pace”. Non si tratta di una semplice “abitudine” ma un dono, un invito spirituale che ci viene consegnato da Cristo Risorto.

La pace francescana abbraccia l’intero universo, è glocale, è per la natura, il sole e la luna per Francesco sono sorelle e fratelli. Per Francesco la pace parte proprio dal rispetto per la terra e il rifiuto allo sfruttamento delle risorse.

La famosa preghiera “Signore, fa di me uno strumento della tua pace” significa portare amore dove c’è odio, perdono dove c’è offesa e luce dove c’è buio. Ci parla di una pace che si costruisce con l’umiltà, la pace di tutti i giorni che non considera polemiche ma il servizio per il prossimo.

Proprio come disse Papa Francesco “La pace non è mai conquistata una volta per tutte, va continuamente costruita” e ancora “Per fare la pace ci vuole coraggio, molto di più che per fare la guerra”.

Oh! Signore, fa di me uno strumento della tua pace: dove è odio, fa ch’io porti amore, dove è offesa, ch’io porti il perdono, dove è discordia, ch’io porti la fede, dove è l’errore, ch’io porti la Verità, dove è la disperazione, ch’io porti la speranza. Dove è tristezza, ch’io porti la gioia, dove sono le tenebre, ch’io porti la luce. Oh! Maestro, fa che io non cerchi tanto: Ad essere compreso, quanto a comprendere. Ad essere amato, quanto ad amare Poiché: è donando che si riceve, è perdonando che si è perdonati, ed è morendo, che si risuscita a Vita eterna. Amen.

Ritengo che questa preghiera unisca tutte le donne e gli uomini del mondo di ogni professione religiosa e non credenti in quanto laica e nel contempo pregna del senso del Cristo.

Il Dirigente scolastico

Maurizio Primo Carandini