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19 luglio 2022 ore 16.58 Via D’Amelio Palermo

Una memoria dolorosa

Utente ALIC838001-psc

da Alic838001-psc

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Il 19 luglio 1992 è, e resterà sempre, un giorno di dolore. Quel pomeriggio di domenica nessuno a Palermo poteva immaginare ciò che successe.

Le immagini di quei momenti sono rimaste impresse nella  memoria di tutti noi. Tra i ricordi più dolorosi c’è anche quello dell’arrivo di Fiammetta Borsellino, figlia del magistrato. Nessuno ebbe il coraggio di dirle subito che suo padre era morto. Un dirigente della Polizia le disse che era rimasto ferito e che si trovava in ospedale. Era un tentativo disperato di offrirle un barlume di speranza, ma la realtà era purtroppo ben diversa. Pensate che Fiammetta era solita accompagnare il padre dalla nonna ogni domenica. Quel 19 luglio, però, non andò con lui perché il giorno successivo avrebbe dovuto sostenere un esame universitario e rimase a casa per studiare. Quell’esame, di fatto, le salvò la vita e  nonostante il dolore immenso per la perdita del padre, Fiammetta il lunedì successivo si presentò comunque all’università per sostenere quell’esame per il quale aveva tanto studiato. Un gesto che racconta la forza e la dignità con cui quella famiglia ha affrontato una tragedia indicibile. A oltre trent’anni dalla strage, quindi, il ricordo di via D’Amelio resta forte, presente e doloroso.

L’autobomba esplosa alle 16.58 e venti secondi del 19 luglio 1992 uccise il magistrato Paolo Borsellino, che aveva 52 anni ed era procuratore aggiunto a Palermo, gli agenti di scorta Agostino Catalano, 43 anni, Vincenzo Li Muli, 22, Walter Eddie Cosina, 30, Claudio Traina, 26, ed Emanuela Loi, 24, la prima donna della polizia a essere uccisa in servizio. Si salvò un agente, Antonio Vullo, che nel momento in cui venne azionata la bomba stava andando a parcheggiare in fondo alla via una delle auto della scorta. L’esplosione fu così potente che fu sentita in tutta la città e resti umani e pezzi di automobili furono trovati dietro il palazzo di via D’Amelio.

La strage avvenne a distanza di pochi giorni  dall’attentato a Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e tre uomini della scorta. Nonostante questo terribile fatto nessuno, ripeto, nessuno aveva pensato a presidiare efficacemente via D’Amelio, strada frequentata spesso da Paolo Borsellino: le auto potevano parcheggiare in quel tratto nonostante il metodo delle autobombe fosse già stato ampiamente collaudato in quegli anni dalla criminalità organizzata.
Sin dalle prime battute le indagini si rivelarono sbagliate e ancora oggi non è chiaro se si trattò di dabbenaggine o di depistaggio.
E poi, come non ricordare la celeberrima “agenda rossa”, il taccuino personale dove Borsellino annotava nomi, piste investigative e stralci di interrogatorio. Finora sono stati cinque i processi svolti a Caltanissetta per la strage di via D’Amelio. Nel 2021 la Corte di Cassazione ha condannato in via definitiva due boss palermitani, Salvatore Madonia e Vittorio Tutino, e a condanne più lievi due finti pentiti. Alcuni dei poliziotti della squadra mobile di Arnaldo La Barbera sono stati processati per favoreggiamento ma nel 2024 tre agenti sono stati prosciolti dalla Corte d’appello di Caltanissetta per prescrizione. Oggi per altri quattro componenti della squadra “Falcone-Borsellino” è in corso un processo. Restano aperte anche le indagini sulla “agenda rossa”: i Ros hanno setacciato le case del procuratore defunto Tinebra in due province, cassaforte compresa, senza trovare nulla. Resta però una svolta: nelle sue carte sono emersi appunti che attestano la consegna in una scatola contenente una “agenda appartenente a Borsellino.
Ecco perché fu intitolata la nostra scuola a Paolo e Rita Borsellino, perché la scuola possa essere “luogo della memoria” e luogo dove il dolore possa e debba trasformarsi in azioni quotidiane di legalità.
Paolo, il giudice che ha pagato con la vita questo suo desiderio di giustizia e di vedere una Sicilia libera dalla mafia.
Rita, che per anni ha testimoniato e portato avanti il “profumo fresco della libertà” che oggi continua a soffiare nel “Centro Studi Paolo e Rita Borsellino” di Palermo. E noi del Borsellino, continueremo a occuparci di educazione, legalità e solidarietà, così come Paolo e Rita ci hanno segnato.
E per passare dalle parole ai fatti, come siamo abituati, domani donerò il mio libro 16.58.02 LA SPERANZA OLTRE IL RANCORE.
Inoltre da domani il libro sarà in vendita e TUTTO IL RICAVATO sarà donato al Centro Studi Paolo e Rita Borsellino.
Grazie Paolo, grazie Rita.
 Il Dirigente scolastico
Maurizio Primo Carandini